Si sono svolte domenica 6 dicembre le elezioni presidenziali e parlamentari in Bolivia, che hanno confermato il Presidente uscente Evo Morales alla guida del Paese. Anche in Cile, domenica 13 dicembre, si sono svolte le Presidenziali: in questo caso l’esito ha decretato che si dovrà svolgere il ballottaggio, perchè nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta.
In Bolivia, Morales è stato eletto con il 63% dei suffragi, una percentuale molto alta che lo distanzia fortemente dal principale candidato dell’opposizione, Manfred Reyes-Villa del partito Plan Progreso Bolivia-Convergencia Nacional, il quale ha ottenuto il 27%. La formazione politica di Morales, il Movimiento Al Socialismo (MAS), ha guadagnato 85 seggi alla Camera dei Deputati contro 45 dell’opposizione e 25 in Senato contro undici. La vittoria è stata ancora più netta nelle province più povere del Paese (per esempio in quella della capitale La Paz Morales ha ottenuto il 78% delle preferenze), mentre Reyes-Villa ha vinto solamente nelle province più ricche di Beni, Pando e Santa Cruz, che erano state il teatro circa un anno fa di disordini e proteste contro il Governo.
Evo Morales, che ha potuto contare sull’appoggio degli indios impegnati nell’agricoltura, che costituiscono la maggior parte della popolazione, potrà ora governare fino al 2015. I due terzi dei seggi in Parlamento consentiranno al Presidente di agire in ogni campo senza aver bisogno anche dei voti dell’opposizione e di nominare i membri del Tribunale Costituzionale, la Corte Suprema e la Corte Elettorale. Anche in Cile sono stati rispettati i pronostici e il candidato del centrodestra Sebastian Piñera ha ottenuto la maggioranza relativa con il 44% dei suffragi. Eduardo Frei, leader della Concertación, la coalizione di centrosinistra, si è attestato sul 30,5%, mentre il socialista Marco Enríquez-Ominami, il candidato “outsider” in seguito alla scissione dalla Concertación, ha ottenuto il 19%.
L’interpretazione dei due esiti elettorali è differente. In Bolivia, la rielezione di Morales, sulla cui regolarità sembra che non si possa dubitare, è indice del successo che le sue politiche redistributive e di nazionalizzazione delle materie prime hanno avuto negli strati più poveri della popolazione, in un Paese come la Bolivia tra i più arretrati del continente sudamericano. Il voto conferma tuttavia la frattura tra le province più ricche e quelle più povere. In Cile, invece, emergono due fattori. Il primo è il fatto che, nonostante la forte approvazione per la Presidente uscente Bachelet, l’elettorato ha premiato Piñera segnalando che nel Paese la maturazione della democrazia permette l’alternanza. Il secondo è che Frei è stato penalizzato dalla frattura di Enríquez-Ominami ma anche dal suo scarso appeal. L’esito del ballottaggio tuttavia non è ancora del tutto segnato.
http://www.equilibri.net/articolo/12570/Weekly_Analysis__43_2009